IN EVIDENZA

AGGIORNAMENTI E NOTIZIE D'INTERESSE SUL TEMA DELLA SPIRITUALITA' E LA CURA

PROPOSTE DELL'ASSOCAZIONE RESSPIR

Segnaliamo che l'associazione RESSPIR (https://resspir.org/), con la quale abbiamo avviato una collaborazione, propone per ottobre 2020 un interessante MOOC (Massive Open Online Course «Corso online aperti su larga scala») .

Maggiori informazioni al Link

Un video di presentazione è disponibile al link di Youtube

Per seguire il corso è sufficiente registrarsi gratuitamente.


Resspir segnala anche un modulo di sensibilizzazione alla Spiritual Care (articolazione della spiritualità e della religione e un secondo modulo su "come parlare di spiritualità nel ambiente delle cure") . Maggiori informazioni sono disponibili a questo Link del sito Resspir

GLI SPAZI DELLA CURA

Segnaliamo su Forward, supplemento bimestrale della rivista Recenti Progressi in Medicina del Pensiero Scientifico Editore, alcune riflessioni interessanti sugli spazi della cura.

Il numero completo può essere letto a questo Link

In particolare segnaliamo l'articolo di Giuseppe Naretto: Insoliti luoghi di cura. Quando il modo di agire crea quella medicina che vogliamo. Dando spazio e voce ai valori della persona. Può essere letto a questo Link

Iniziative importanti

Segnaliamo nell'ottica di far conoscere le iniziative singole e/o di associazioni che hanno a cuore il tema della spiritualità nella cura il progetto Insieme per prenderci cura (raggiungibile a questo Link), dedicato al rispetto delle differenti identità spirituali e dei valori religiosi della persona malata. che nasce dalla necessità di mettere in comunicazione, in modo efficace e qualificato, diversi ambiti della società italiana, sempre più multiculturale e multietnica.

Segnaliamo anche grazie al dott. Alberto Cozzi, presidente dell'AMCI di Milano, la videoregistrazione del Convegno promosso dall'AMCI e sponsorizzato dall'Ordine dei Medici di Milano tenutosi l'1 febbraio 2020 sul tema della solitudine del medico e della solitudine del malato. Il video è disponibile a questo link di Youtube

Di seguito la relazione tenuta durante il convegno dall'Arcivescovo di Milano Mario Delpini.

Delpini relazione convegno 1 febbraio 2020

AUTO-TRADIRSI. MORAL INJURY E PTSD

Pubblichiamo alcune note sul fenomeno del Moral Injury e dei suoi rapporti con gli aspetti spirituali inviateci da Raffaele Avico e Giovanni Tagliavini

Raffaele Avico, Torino: psicologo e psicoterapeuta, socio AISTED (Ass. Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione)

Giovanni Tagliavini, Milano: psichiatra e psicoterapeuta, socio fondatore e presidente AISTED (Ass. Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione)


Cos'è il moral injury?

Il moral injury è una definizione che descrive una tipologia particolare di trauma, incentrata su aspetti etico/morali. Viene spesso usata in contesto militare, per raccontare di uno stress peculiare a seguito di scelte molto difficili compiute durante operazioni militari.

Una persona con valori cattolici radicati, per esempio, potrebbe trovare devastante in senso morale dover obbedire all’ordine relativo all’uccisione di un’intera famiglia di persone innocenti durante un bombardamento. Oppure, un medico militare potrebbe dover decidere, per via di un triage rapido, se salvare un amico in difficoltà o un bambino ferito. Una scelta di questo tipo potrebbe porre l’uomo di fronte a un dilemma dilaniante in senso morale che, una volta superato, potrebbe impiantarsi nel ricordo come un evento traumatico in senso, appunto, morale.

Abbiamo spesso sottolineato qui come il trauma provenga da contesti difficili di attaccamento in seno a sviluppi traumatici, o da eventi unici e forti al di fuori della persona, nel suo ambiente di vita: il moral injury sposta la questione su un conflitto interiore così difficile da divenire traumatico.

Molteplici articoli e fonti mettono a paragone lo stress post traumatico (PTSD) con il moral injury.

Tra le fonti migliori troviamo:


Il tema del moral injury ben si presta a essere usato, come prima accennato, anche in ambito medico (pensiamo per esempio alla questione degli operatori sanitari coinvolti in difficili triage durante l’esplosione dell’epidemia di Covid19, nel marzo/aprile di quest'anno).

Qui il concetto viene allargato e viene adottato come espansione del concetto di compassion fatigue, di ambito strettamente sanitario.

La Compassion fatigue potrebbe essere definita come la risposta a un soverchiamento delle capacità di resilienza di un operatore sanitario, di fronte a persone colpite da trauma. In italiano il termine scelto per riferircisi è trauma viicario.

Al di là della definizione del problema, le caratteristiche generali della stato di moral injury potrebbero essere sintetizzate in:

  • presenza di senso di colpa, vergogna e tradimento sperimentati. In questa definizione (link) viene esplicitato come il senso di tradimento avvenga in ragione di un conflitto creatosi tra i valori del soggetto, e ordini da seguire che confliggono con quegli stessi valori (essere obbligati a fare qualcosa che va contro il mio codice di comportamento morale)

  • è possibile che dal piano morale la questione, l’evento traumatico si sposti sul piano spirituale, quando vi sia un’evidente auto-tradimento di precetti religiosi interiorizzati prima dell'evento traumatizzante

  • comparato con il PTSD, nel moral injury non sono necessariamente presenti sintomi da iper-arousal o da grande minaccia percepita, dato che il luogo dove si esprime il trauma, è solamente interiore (il centro del problema coincide come si diceva con un senso di rottura rispetto a profonde convinzioni morali). E’ possibile che il PTSD si sovrapponga però a un Moral Injury: in relazione a questo punto diverse ricerche rilevarono come il rischio di un peggioramento clinico e addirittura di un suicidio, crescesse (si veda sempre -lin)

  • viene rintracciata o testata per via di scale specifiche, come la Moral Injury Questionnaire, formata da 20 item

  • per quanto riguarda il trattamento, molti approcci simili a quelli usati per il normale PTSD (primo fra tutti la CBT orientata al trauma) vengono consigliati, pur non esistendo al momento un gold standard dedicato. Viene osservato come sia consigliabile muoversi entro una cornice definita bio-psico-socio-spirituale, come qui approfondito: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30688367

https://theconversation.com/hard-choices-put-health-workers-at-risk-of-mental-anguish-ptsd-during-coronavirus-136812?utm_source=facebook&utm_medium=bylinefacebookbutton&fbclid=IwAR1FydwGGxxkzwluCTqCc31ITLIFP76du6VLskwmpXOqqf3K6I7qR2wLXUM

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2011027

Comitato per la Fratellanza Umana, il 14 maggio una preghiera per l'umanità

14 maggio 2020

La giornata interreligiosa di preghiera e digiuno per invocare la fine dell’epidemia di Coronavirus, che si tiene il 14 maggio, è la più rilevante iniziativa lanciata finora dall’Alto Comitato per la Fratellanza umana, l’istanza voluta dalla leadership politica emiratina per promuovere i contenuti della dichiarazione firmata ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar.

L'articolo integrale al Link

La profilassi più efficace: solidarietà e aiuto reciproco

11 maggio 2020. L'Osservatore Romano

Negli ultimi decenni, specie nei paesi occidentali, più ricchi, l’umanità si è sentita sempre più “potente”, cioè dotata di conoscenze scientifiche, mezzi tecnologici e risorse economiche, che permettono di intervenire con incisività sulla natura, sugli uomini, sui sistemi sociali. E tutti i processi produttivi, le relazioni sociali, i ritmi di vita, hanno subito una forte accelerazione: le comunicazioni sono sempre più veloci, gli spostamenti delle persone sono rapidi e di massa, la “globalizzazione” ha interconnesso tutto e tutti.

Ma in questi ultimi mesi, potenza e rapidità si sono arrestate: un piccolissimo virus, venuto da lontano, ci ha fermati. Il virus SarsCoV2, responsabile dell’epidemia covid-19, ci ha ricordato, in maniera improvvisa e drammatica, che l’essere umano è fragile, vulnerabile, mortale. Con fatica e sofferenza, abbiamo ripreso consapevolezza di queste caratteristiche della condizione umana. Un virus che non si sente e non si vede, ma si trasmette per via respiratoria, con contatti ravvicinati e che si è diffuso ormai in tutto il mondo, minaccia la nostra salute, provoca morti, costringe al confinamento in casa, ci fa distanziare nei nostri rapporti con gli altri, mette in crisi l’economia e l’intera società moderna...

di Renzo Pegoraro

Cancelliere della Pontificia accademia per la Vita

L'articolo integrale può essere consultato al Link

ISLAM E PANDEMIA

ReligionE DurANTE LA PANDEMIA DI Coronavirus: PROSPETTIVE BIOETICHE ISLAMICHE

In questo articolo, Mohammed Ghaly* descrive in modo chiaro e conciso i due principali punti di vista che sono stati presi dagli studiosi (ulema Islamici dentro il contesto della pandemia globale che stiamo vivendo. Come è infatto noto, l'Islam non ha una 'chiesa centrale', ossia un individuo o un'istituzione che venga riconosciuta da tutti come autorevole; per questo motivo, è bene guardare alle diverse posizioni che sono state prese dai massimi studiosi, posizioni che rimangono comunque contestabili e discutibili per loro natura.

Ghaly sintetizza la posizione di coloro che ignorano completamente la conoscenza scientifica e le evidenze scientifiche legate alla pandemia in atto, credendo quindi che la posizione da mantenere davanti a questa circostanza debba derivare solo da considerazioni teologiche; si tratta di una posizione di pentimento e di richiesta di perdono, e quindi viene ritenuto inaccettabile ogni limitazione alla libertà religiosa, in tutte le sue espressioni. Ghaly ci propone anche la posizione diametralmente opposta, posizione presa anche da al-Alzhar, che sottolinea l'importanza di prendere in considerazione tutti gli aspetti dalla pandemia per poter essere in grado di fornire una guida religiosa adeguata: non può quindi essere messo in secondo piano il maggiore rischio di contagio che si crea nei raduni di massa, e anzi, l'astenersi da questi raduni e quindi dai riti religiosi può essere giustificato secondo il principio di nonmaleficienza.

Al di là di questa analisi chiara e concisa, l'articolo vuole denunciare come la questione religiosa sia stata messa in disparte all'intero dell'acceso dibattito bioetico che si è sviluppato in questi mesi rispetto alla pandemia. Questa circostanza però ha mostrato in maniera potente come la medicina abbia anche a fare con la persona tutta, esigenze religiose incluse, e che quindi anche la bioetica, per essere veramente universale, debba prendere in considerazione anche questi aspetti importantissimi. Un'accusa e un invito ad una riflessione sempre più profonda.


*Professore di Etica biomedica e islamica all'Università Hamad Bin Khalifa University in Qatar e caporedattore del Journal of Islamic Ethics

SPIRITUALITA' IN TEMPI DI COVID-19. UN'ESPERIENZA SVIZZERA

La prof.ssa Claudia Gamondi, primario della Clinica di Cure Palliative e di Supporto dell’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI), ci segnala un'interessantissima esperienza svizzera, raccontata nell'articolo del periodico il Caffè che ha incontrato i due assistenti spirituali dell’Ente ospedaliero del Canton Ticino che, assieme a tre cappellani, nell’emergenza Covid-19 sono attivi sette giorni su sette all’ospedale La Carità di Locarno.

L'articolo è disponibile al Link

I leader religiosi e il problema dei funerali durante la pandemia globale

L'articolo descrive la situazione di tutti i leader religiosi nei paesi colpiti dalla pandemia che stiamo vivendo. Esempi provenienti dalle zone più colpite dell'Italia così come da numerosi stati dell'America raccontano come la realtà dei riti funebri sia stata stravolta dalle nuove misure di sicurezza, e addirittura in alcuni casi sospesa del tutto. Questo ha certamente avuto un impatto molto forte su tutti coloro che si sono trovati a piangere la perdita di un caro e a superare questo evento, privi di appoggi considerati essenziali.

Vediamo anche come le comunità si sono ingegnate, trovando nuovi modi per accompagnare i parenti dei morti, per esempio tramite momenti di preghiera collettiva e di celebrazione del defunto ricorrendo all'uso di Zoom o altre piattaforme online; questo è senz'altro segno di una volontà di continuare ad esprimere la propria vicinanza, ma rimane la ferita per l'assenza di un funerale tradizionale, circondati dagli affetti.

Inoltre i cappellani esprimono grande dispiacere per l'impossibilità di offrire assistenza a tutti coloro che vivono la situazione di malattia e affrontano la morte, e la domanda rimane aperta: si è fatto abbastanza?

Vedi l'articolo originale al Link

Non solo l'uomo consumatore

Un articolo intervista molto interessante a don Davide Milano al link: https://formiche.net/2020/04/fase-2-chiese-fedeli-consumatore-milani/

SPIRITUALITA'; UNO STUDIO INFERMIERISTICO

17 aprile 2020

E' stato pubblicato sulla rivista Nursing Ethics lo studio

Spirituality in nursing: A concept analysis

di Carla Murgia, Ippolito Notarnicola, Gennaro Rocco e Alessandro Stievano

L'articolo tratta il tema della spiritualità dal punto di vista dell'assistenza infermieristica.

E' possibile leggere lo studio in versione integrale cliccando il Link

ECONOMIA E SPIRITUALITA'

8 aprile 2020

E' stato pubblicato su La Civiltà Cattolica l'interessante articolo di Gaël Giraud "Per ripartire dopo l'emergenza Covid-19". L'autore (1970), economista, gesuita, è stato chief economist all’Agence Française de Développement. Direttore di ricerche al CNRS (Centre national de la recherche scientifique), fa parte del Centro di Economia della Sorbona, del Laboratorio d’Eccellenza di Regolazione Finanziaria e della Scuola di Economia di Parigi.

Ciò che stiamo sperimentando, al prezzo della sofferenza inaudita di una parte significativa della popolazione, è il fatto che l’Occidente, dal punto di vista sanitario, non ha strutture e risorse pubbliche adeguate a questa epoca e a questa situazione. Come fare per entrare nel XXI secolo anche dal punto di vista della salute pubblica? È questo che gli occidentali devono capire e mettere in atto, in poche settimane, di fronte a una pandemia che, nel momento in cui scriviamo, promette di imperversare per il Pianeta, a causa delle ricorrenti ondate di contaminazione e delle mutazioni del virus. Vediamo come e perché...

L'articolo è disponibile su www.laciviltacattolica.it

Covid 19 e spiritualità

Esperienze straniere

E' stato realizzato in Svizzera con la partecipazione di Gian Domenico Borasio e Claudia Gamondi il sito

"COVID-19 Spiritual Care" raggiungibile al seguente link: https://www.covid-spiritualcare.com/

che contiene tra l'altro l'interessante documento "The Corona pandemic as a challenge for spiritual care. Advice for pastors" di T. Roser , S. Peng-Keller e altri.


Articolo su integrazione tra psicologia e pastorale sanitaria

E' stato appena pubblicato sulla rivista Psichiatria e psicoterapia edita dall'Editore Giovanni Fioriti questo articolo: Proserpio T, Veneroni L, Albasi C, Clerici CA. Integrazione tra lavoro psicologico e cura pastorale in ospedale. Dimensioni e necessità della presa in carico del paziente come persona. (2019) 38,4, 250-262.

Riassunto:

Nei secoli passati la religione è stata la risposta condivisa e codificata dal contesto sociale rispetto ai temi della vita e della morte. Anche oggi le religioni sono per grande parte dell'umanità una risposta agli interrogativi di senso sul piano esistenziale, pur con importanti e radicali cambiamenti rispetto ai tempi passati. L’integrazione degli aspetti religiosi e spirituali nella cura, può consentire una maggiore attenzione e risposte più efficaci alla sofferenza personale dei pazienti. Per svolgere queste funzioni occorre una preparazione articolata che comprenda uno studio concettuale, una specifica preparazione in ambito sanitario e un’adeguata conoscenza di sé, frutto di un lavoro introspettivo e un serio accompagnamento personale. Il mondo dei bisogni spirituali oggi è diventato così complesso e differenziato che ai tradizionali schemi e modalità d’intervento pastorale, concepiti come paralleli ma non integrati nelle équipe di cura, è opportuno affiancare la sperimentazione di modelli assistenziali più evoluti. Tutto questo per contrastare il rischio di negare la risposta necessaria ai bisogni spirituali dei pazienti ormai riconosciuti essenziali dalla letteratura scientifica.


Comunichiamo che a causa dell'attuale epidemia il convegno in oggetto è stato rinviato a data da destinarsi

25 marzo 2020. CONVEGNO SUL RUOLO DELL'UNIVERSITA' NELLE CURE PALLIATIVE

ore 8:30-13:30 presso Aula Magna Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono 7, Milano Convegno - dibattito: “La sfida delle cure palliative e il ruolo dell'Università: generare competenze"

Interverranno:

Giandomenico Borasio, Professore di Medicina Palliativa, Università di Losanna

Philip Larkin, Professore di Infermieristica, Università di Losanna; Past President Associazione Europea di

Cure Palliative

Guido Biasco, Presidente della Conferenza Permanente dei Direttori di Master in Cure Palliative; Coordinatore del Gruppo di Lavoro per la docenza e l’insegnamento delle Cure Palliative nei Corsi di Laurea

di Medicina e Chirurgia

Ms. Vincenzo Paglia, Presidente Pontificia Accademia per la Vita

Seguirà dibattito con i Rettori di alcune università italiane

Comitato Scientifico organizzatore: Augusto Caraceni, Antonio Carrassi, Carlo Alfredo Clerici, Nicola Montano,

Francesco Onida, Tullio Proserpio, Adriana Turriziani, Giovanni Zaninetta


18 gennaio 2020. LECTIO MAGISTRALIS DEL CARD. ANGELO SCOLA

La spiritualità nella cura. Accompagnamento spirituale nel mondo della salute

Tenuta a Milano presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose

Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro 3, ore 10.30

nell'ambito del Master Universitario di I livello "Spiritualità nella cura"

(TESTO NON RIVISTO DALL’AUTORE)

1. Salute e salvezza

Quando ci si ammala e, soprattutto, quando la malattia prende un risvolto cronico per cui può solo progredire, ci si rivolge all’operatore sanitario con una domanda assai simile a quella del lebbroso del Vangelo: «Se vuoi, puoi guarirmi (purificarmi)» (Mc 1,40).

A partire dagli anni ’70 quando, sollecitato da operatori sanitari amici, ho incominciato ad occuparmi un po’ di questi temi, mi sono chiesto se dietro questa domanda «Se vuoi, puoi guarirmi» non ce ne fosse una più profonda. La domanda di guarigione, a ben vedere, non riguarda solamente il superamento di tale o tal altra malattia e dell’anticipo di morte che essa rappresenta, ma è una domanda più ampia. Dice “fammi durare per sempre”, assicurami nella vita terrena che mi resta e in ciò che succede dopo la morte.

Un po’ di anni fa la Chiesa italiana ha recepito questo dato: la domanda di guarigione sottende quella dello scioglimento definitivo dell’enigma che l’uomo è. Come faccio ad esistere se non ho in me il principio del mio essere? Un altro, da altrove, deve “assicurarmi” e ultimamente salvarmi. Salvarmi in senso radicale e definitivo.

Il fatto che ogni domanda di guarigione, di salute, sia sempre anche una domanda di salvezza dimostra la decisività della scelta che le diocesi lombarde hanno compiuto proponendo all’Istituto di Studi di Scienze religiose collegato alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale l’iniziativa di questo Master. Vuol dire che l’elemento salvezza è intrinsecamente connesso con l’elemento salute e perciò non può non aver parte centrale nella cura.

Tutti noi sperimentiamo lungo la nostra esistenza dolore, di tipo fisico e di tipo spirituale, sperimentiamo sofferenza a causa del dolore, tutti siamo sotto il segno della morte. Questi fattori generano angoscia perché dischiudono la prospettiva finale della nostra vita terrena e ci pongono la grande domanda: e dopo?

Molti trend della società di oggi rimuovono questa questione. Lo fanno sulla base della ricerca di un bene-essere totalmente naturale e individualistico, ritenuto ormai raggiungibile anche grazie alle scoperte tecnoscientifiche di vario tipo che conducono fino a parlare di postumanesimo e di transumanesimo. Allora il “dopo” viene dimenticato, quando non rimosso.

[Discutendo una volta in un incontro pubblico a Cortina su questi temi Eugenio Scalfari diceva: “Voi cristiani, voi uomini religiosi in genere siete dei fifoni: avete paura di andare nel nulla e avete tirato fuori questa storiella della vita eterna”. Gli ho risposto: “Guardi, il desiderio di durare oltre la morte ce l’abbiamo dentro tutti. Ce l’ha dentro anche lei (in questi tempi lo sta mostrando abbastanza chiaramente). Allora, mi pare ragionevole che io conceda a Lei che questo desiderio non si compia e che morire è finire nel nulla, ma Lei è costretto a concedere a me che morire sia finire nella ‘casa dalle porte aperte’ che è la Trinità”. La sua posizione in linea di principio non è più probabile della mia].

Tanto si è detto e scritto sulla morte: scelgo tre posizioni emblematiche. Lévinas, che pure era un ebreo religiosissimo – ma noi sappiamo che gli ebrei sulla risurrezione faticano molto –: «Nella morte sono esposto alla violenza assoluta, è come un omicidio nella notte»[A].

La bella preghiera di Rilke: “Da’, o Signore, a ciascuno la sua morte. La morte che fiorì da quella vita, in cui ciascuno amò, pensò, sofferse[B].

Questa visione richiama un po’ la “sorella morte” di San Francesco perché la intenerisce, fa capire che morire è scivolare [questa è una immagine che mi è rimasta in mente quando ho visto un amico vescovo morire, tenendo la sua mano in quella della nipote] dalle mani dell’uomo nelle mani di Dio. Ciò che separa questo passaggio ha la consistenza di un foglio di carta velina.

Ma spunta sempre la tentazione di maledire la morte e tutti i suoi anticipi.

Adorno arriva a dire che la preghiera di Rilke è un miserevole inganno che cerca di nascondere il fatto che gli uomini, in questa società, «ormai crepano e basta»[C].

2. Morte ed angoscia

La domanda se la morte sia una condanna capitale e quindi se gli anticipi di morte siano sorgente di pura angoscia può trovare la strada di una risposta nel fatto che invece la morte ci pone la questione della salvezza, cioè del senso della vita. Parlare di spiritualità nella cura in modo corretto significa coltivare il senso della vita e, insisto, coltivarlo immettendolo nella dimensione di cura, senza fermarsi alle pur importanti questioni bioetiche e biopolitiche. Non possiamo ridurre la questione del senso soltanto agli aspetti etici.

Il senso, che indica simultaneamente significato e direzione di cammino, riguarda la totalità del mio io, della sua origine e del suo destino. Solo guardandolo in faccia fino in fondo posso pensare di sciogliere l’enigma che io sono. Senza predecidere il dramma della mia vita apre alla salvezza.

Di fronte alle potenze oscure del dolore e della morte la Parola di Dio, attestata nella Sacra Scrittura, che descrive la storia della salvezza di ogni persona e di tutta la famiglia umana, si muove con realismo. L’angoscia che da tali potenze oscure deriva è trattata come naturale.

Balthasar nel suo scritto, ancora attuale, “Il cristiano e l’angoscia”, giunge a dire: «L’angoscia è per la Parola di Dio qualcosa come un comune e naturale dato di fatto dell’esistenza umana in generale» (p. 32). Questa affermazione ovviamente non comporta una sottovalutazione di una prova che per giunta si colora secondo un’indefinita gamma di sfumature legate all’esperienza di ogni singolo. Piuttosto ne individua la ragion d’essere: l’angoscia impone la domanda sul senso (significato e direzione del reale). Non è possibile in questa sede produrre, anche solo sinteticamente, un’analisi di come si svolga questo processo attraverso i temi del corpo, nel suo significato di Leib, dell’autoevidenza dell’eros [D], della differenza tra l’angoscia dei cattivi e quella dei buoni.

3. L’angoscia di Gesù Cristo

Qui conviene piuttosto saltare questi passaggi e concentrarsi sull’angoscia di Cristo, esperienza drammatica ma allo stesso tempo salvifica: «In preda all’angoscia, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra» (Lc 22,24).

Nel corpo di Cristo e nella sua morte singolare, mediante la quale trova salvezza la nostra comune morte, emergono due fattori decisivi per la nostra riflessione.

Il primo: Cristo, pur non avendo commesso peccato “si è lasciato trattare da peccato” (cfr 2Cor 5, 21), perché il peccato per essere redento doveva essere compiutamente svelato. In perfetto atteggiamento di confessione Gesù sperimenta sulla croce l’obbrobrio totale del peccato. Gesù lo sente su di sé nell’esperienza radicale di lontananza dal Padre del quale giunge quasi, come mostra l’invocazione tratta dal Salmo 22 [E], a perdere lo sguardo. È lo Spirito che tiene uniti i due in quel momento di angoscia mortale.

Ma in Cristo – e questo è il secondo elemento – a questa angoscia si contrappone la vittoria su di essa: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).

4. La vittoria del cristiano sulla morte

Noi possiamo partecipare a questa vittoria a condizione di riconoscere che l’angoscia derivante dal peccato è vinta dall’angoscia derivante dalla croce. Questo trapasso è possibile per la grazia che ci converte da peccatori aprendoci all’esistenza dell’uomo nuovo, la nuova creatura.

L’angoscia di Cristo svela pertanto compiutamente il senso dell’esistenza di ogni uomo a partire dall’accettazione del dato che le “potenze oscure” (dolore e morte), sono spiegate definitivamente nell’esperienza di Cristo crocifisso e risorto.

5. Il senso cristico dell’angoscia

Conviene subito precisare che il senso cristico dell’angoscia ricomprende ogni genere di senso che il singolo intende dare e di fatto dà alla sua vita. Infatti le potenze oscure sono escatologiche, riguardano quindi le domande ultime. Esse, per loro natura, segnalano obiettivamente il passaggio dal livello puramente naturale al livello religioso. Le domande ultime trapassano dal livello filosofico a quello teologico.

Nell’orizzonte posto dall’indisgiungibile binomio salute/salvezza l’approfondimento dell’angoscia apre al senso pieno della cura.

6. Il senso pieno della cura

Il percorso qui compiuto ci consente ora di proporre questo senso pieno della cura che è sempre sintesi di cure e care. Cerco di descriverlo:

La medicina è anzitutto arte terapeutica, cioè l’insieme delle relazioni che si stabiliscono tra paziente, operatore sanitario e familiari intesi anche come espressione primaria delle varie comunità di appartenenza del malato. Questo significa che con la nascita angosciosa del mondo nuovo sulla croce, ogni angoscia che seguirà sarà mutata di segno, di valore. Nell’esperienza dell’abbandono del Crocifisso, che sa esaurientemente cosa voglia dire essere abbandonato dal Padre, Cristo ha trasformato il valore dell’angoscia. Egli solo infatti sa chi è il Padre e cosa significhi l’amore del Padre.

7. Arte terapeutica ed atto clinico

Stante la naturalezza delle potenze oscure, la medicina le deve affrontare con le armi naturali della clinica.

L’arte terapeutica non può non passare sempre dalla clinica. Questa impiega diverse scienze e saperi, ma soprattutto in Cristo è chiamata a essere “quasi sacramento” dell’arte terapeutica.

E, lo abbiamo già visto, la cura implica una concezione della persona come io-in-relazione.

I soggetti in questione – il paziente, i familiari e gli operatori sanitari – devono costruire un’alleanza in vista del bene-essere del malato. Le istituzioni sanitarie ovviamente hanno in questo enorme responsabilità soprattutto all’interno di una società plurale quali sono quelle dell’Occidente del pianeta. Come ognuno impara a guardare al senso, attraverso il lavoro che fa – se uno fa la politica è attraverso la politica, se uno fa l’insegnante attraverso la scuola – così l’arte terapeutica deve necessariamente sempre servirsi dell’atto clinico. Ma attraverso l’atto clinico la medicina deve mantenere e incrementare l’arte terapeutica soprattutto quando il malato si trova in condizione terminale.

8. La natura del Master

Questo master di studio e di prassi – tutt'e due le cose – deve interpretare la cura secondo questa integralità, teso a educare ad un’arte terapeutica che accompagni fino alla prospettiva globale dell’inevitabile “passaggio all'altra riva”. Questo può far solo bene alla clinica. Da questo punto di vista non abbiamo nulla da temere dall'avanzare della tecnocrazia anche nell'ambito della sanità. La tecnocrazia infatti aprirà sempre di più la questione del senso, ultimamente del senso religioso.

9. Spiritualità della cura

Solo sulla base degli elementi qui grossolanamente abbozzati noi possiamo parlare, in termini adeguati, di spiritualità della cura. Perché? Perché da qualche decennio ormai sul termine spiritualità si moltiplicano gli equivoci.

Consentitemi pertanto qualche precisazione in merito. I cristiani hanno il dovere di vivere e quindi di proporre una spiritualità integrale. La spiritualità cristiana ha la sua sorgente nello Spirito del Signore Risorto. Non è un afflato, espressione di un generico senso religioso e neppure di un complesso ed elaborato sapere o pratiche, fossero anche plurimillenarie, come quelle di talune grandi religioni. Ciò emerge con chiara evidenza lungo tutto il Nuovo Testamento. Non sarà difficile nel contesto di questo Master identificare una teologia dello Spirito del Figlio di Dio incarnato, le cui conseguenze avranno decisiva importanza nell’aspetto professionale per cui vi preparate.

Il dono avvolgente dello Spirito di Cristo che, come dice Giovanni, «è sopra di noi», «tra di noi» e «in noi» aiuterà a superare un rischio che potrebbe essere esiziale per questo progetto. Tra noi potrebbe fare breccia l’illusione che questo Master consegua il suo scopo formando singoli professionisti ben preparati, su base interdisciplinare. Credo che il suo scopo debba essere ben più ampio: quello di innervare nel mondo della sanità un processo comunionale fondato su un accompagnamento, personale e comunitario, dei soggetti in campo, soprattutto del paziente. Ciò condurrà all’assunzione della prospettiva salute/salvezza, arte terapeutica/clinica come metodo di cura. In particolare l’arte terapeutica deve diventare parte centrale della cura e non un superadditum lasciato al carattere o all’impegno del singolo.

Per la Chiesa cattolica il vostro Master può segnare un passo decisivo di una proposta ecclesiale che tenti l’affascinante avventura di annunciare Cristo in questo mondo che cambia. «So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostre preghiere e all’aiuto dello spirito di Gesù Cristo… nella piena fiducia che… Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia» (cfr Fil 1,19-20). Tutti i cristiani, a vari livelli e con svariate modalità, saranno così coinvolti, dalle diocesi alle parrocchie, alle associazioni e ai movimenti, alle forze del volontariato nell’ambito della salute. I cambiamenti strutturali in atto in tutti gli ambiti sanitari lo richiedono. Sarà un’importante documentazione dell’invito di Papa Francesco ad una Chiesa in uscita. «La Chiesa vuole essere sempre più e sempre meglio la “locanda del Buon Samaritano”» (Papa Francesco, Messaggio per la XXVIII Giornata mondiale del malato, 11.2.2020).

È necessario affermare con chiarezza che, su questa base, il Master proposto da una Scuola di teologia cattolica ben radicata nell’incarnazione del Figlio di Dio e quindi nell’inabitazione dello Spirito in noi come generatore di comunione, saprà dare spazio ad ogni forma di autentica spiritualità che, come abbiamo accennato, è in campo sempre lì dove si pone la questione del senso del vivere cui quella del senso del morire resterà sempre subordinata.


Note

A) E. Lévinas, Totalità e Infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano 1980, 238.

B) R. M. Rilke, “Il libro della povertà e della morte” vv. 1-3, in Id., Il libro d’ore, Servitium, Sotto il Monte 2008, 272.

C) T. W. Adorno, Minima moralia, Einaudi, Torino 1988, 284.

D) Si veda: A. Scola, La cura al confine. Le relazioni di cura tra incontro e cultura, Centro Ambrosiano, Milano 2016.

E) Sal 22 (21), Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?...

Commenti e suggestioni dalla lectio del card. Scola

"Attorno al senso di alcune grandi parole" di Alberto Frigerio

Attorno al senso di alcune grandi parole.docx

12 novembre 2019

MASTER UNIVERSITARIO SULLA SPIRITUALITA' NELLA CURA

Attivato presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano il Master "Spiritualità nella cura". Il corso ha lo scopo di offrire una qualificata formazione teorico-pratica sull’accompagnamento spirituale nel mondo della salute nell’orizzonte di una visione antropologica, psicologica e teologica della sofferenza e della cura.

Anche a corso avviato è possibile iscriversi a singole sezioni.

Per informazioni vedere al link:

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8 febbraio 2019

LIBRO BIANCO SULLE CURE PALLIATIVE

La Pontificia Accademia per la Vita, accogliendo l’esortazione di Papa Francesco, ha avviato il Progetto PAL-LIFE per promuovere iniziative a favore dello sviluppo e della diffusione delle cure palliative nel mondo e della promozione di una cultura della cura e dell’accompagnamento dei malati sino al passaggio della morte.

Fanno parte del gruppo di lavoro: Eduardo Bruera (University of Houston, U.S.), Liliana de Lima e Katherine Pettus (International Association for Hospice & Palliative Care), Christina Puchalski (The George Washington University's Institute for Spirituality and Health, Washington, D.C.), Emmanuel Luyirika (African Palliative Care Association), M. R. Rajagopal (Trivandrum Institute of Palliative Sciences, India), Sr. Jinsun Yong (Catholic University of Korea), Samy Alsirafy (Cairo University, Egypt), Daniela Mosoiu (Hospice “Casa Sperantei”, Romania), Carlos Centeno (University of Navarra, Spain), Thomas Sitte (Deutsche PalliativStiftung, Germany).

Il Libro Bianco è prodotto dal gruppo di esperti, raccoglie diverse raccomandazioni per diffondere una migliore cultura delle cure palliative nel mondo. Tra le inìzative proposte vi è la richiesta alle università di prevedere corsi di formazione obbligatori, e ai farmacisti di predisporre dosaggi non standard e formulazioni economicamente accessibili. Le associazioni professionali dovrebbe “sostenere il ruolo di promozione a livello nazionale di dichiarazioni e orientamenti politici regionali e internazionali”. Coinvolti anche i media nella creazione di “una cultura della consapevolezza su malattia avanzata e ruolo delle cure palliative”. Mobilitati, infine, operatori sanitari e organizzazioni benefiche e per i diritti umani.


Il pdf del White Book può essere scaricato a questo link:

http://www.academyforlife.va/content/pav/it/projects/pallife.html